Calcolo parcella ingegneri per lavori privati

Calcolo parcella ingegneri per lavori privati: come si fa? Inizia col valutare i tuoi costi. Lo fai capire ai tuoi clienti che niente piove dal cielo? La domanda si pone anche agli Architetti, ai Geometri e alle professioni tecniche in generale. Vogliamo continuare a nasconderci dietro un dito?

Calcolo parcella ingegneri per lavori privati
Calcolo parcella ingegneri per lavori privati

Ho deciso di scrivere questo post, oltre che per desiderio di condivisione e confronto con i colleghi, perché voglio far capire ai miei clienti, vecchi e nuovi, cosa c’è dietro l’importo di un preventivo.

Caro cliente: il tecnico non è solo timbro e firma

Che significa? Riesco piuttosto bene, come molti di voi, a trasferire la passione per questo lavoro. Sono sempre stato convinto che la passione sia contagiosa e tra “appassionati”, anche se di discipline diverse, scattano simpatia e stima reciproca.

La passione però non è garanzia di risultato, va da se che lo è certamente per l’impegno. Però, quando parliamo di soldi, i volti si fanno seri. Talvolta cupi, qualche volta accigliati. Qualcuno s’è anche incazzato. Capita.

Ogni volta che faccio un preventivo mi trovo, spiegando gli importi, a dire perché quelle cifre non possono essere ridotte. Sapete qual è la reazione più comune? Incredulità; non mi credono. Mi dicono: “impossibile che tu abbia tutti questi costi”.

E allora ve lo dimostro perché i numeri non mentono.

Prima di iniziare con la lettura ci tengo a precisare che non è mia intenzione dare lezioni a nessuno. Tutt’altro. Penso che sia importante riflettere su un argomento che sta a cuore a molti. Voglio semplicemente dare il mio contributo alla discussione.

Da leggere:

Il preventivo per l’apertura in un muro portante

Il libero professionista è un imprenditore?

No in senso stretto. La legge di fatto distingue le due figure – c’è di mezzo l’opera intellettuale – ma all’atto pratico, non sono così differenti: entrambi stanno sul mercato, entrambi, comunque la si veda, offrono un prodotto.

Un imprenditore di successo valorizza il suo prodotto? “Che ve lo dico a fare”.

Temo che siano in molti però, i professionisti che non curano adeguatamente ciò che fanno, come un prodotto d’eccellenza e la conseguenza può essere devastante per la professione.

Cosa offriamo al cliente? Semplicemente una firma e un timbro? Oppure un servizio tendenzialmente unico, fortemente specializzato, con un livello di qualità mediamente alto?

Qualche anno fa, quando non c’era ancora il deposito telematico, nella sala d’aspetto degli uffici del “Genio Civile”, sentii un collega che si vantava di aver fatto venticinque “depositi” nel mese appena chiuso.

Feci rapidamente due conti e pensai: “praticamente una al giorno”. Onestamente, provai una punta d’invidia, ma non credo che avesse fatto molti controlli.

E allora penso: qual è il livello minimo di qualità? Ça va sans dire almeno quello che adempie a tutte le richieste normative. E sono tante! Sembra ovvio ma è chiaro, lampante, che non è sempre così.

La causa principale del dissesto della nostra figura professionale è culturale. Derivano dal non percepire la prestazione come un prodotto. Non investiamo in quella direzione.

Per riflettere:

Tariffe professionali: la libera concorrenza prevale sul “decoro”

Quali sono i costi di uno studio tecnico?

Facciamo un elenco completo di quelli che sono i costi, immaginando uno studio “a regime”; cioè con una decina d’anni di attività. Non di un professionista che inizia, per intenderci.

Affitto e manutenzione ufficio

Questa è una delle voci più corpose, se non la più grossa. Un ufficio piccolo di 50-60 mq, un trilocale minimamente attrezzato, richiede almeno 400-500 euro, in un piccolo Comune.

Abito in provincia di Pisa e parlo delle mie zone. Immagino che in una città come Firenze, Milano, Roma o in un’altra grande città si possa raddoppiare la cifra.

Poi ci sono le pulizie, la manutenzione della caldaia e/o dei climatizzatori e un minimo di assicurazione. Mettiamo in conto 6’000 euro/anno tutto compreso.

Auto

Ci sono tecnici che, per la natura del loro lavoro – molte direzioni lavori o di cantiere – viaggiano in continuazione, altri meno. Ma la spesa è certamente di prim’ordine. Supponiamo di fare almeno 25’000 km /anno.

Mediamente un’auto costa dai 200 ai 300 euro mensili. Sto indicando il solo costo dell’auto a rate, con le formule maxi-rata finale, a mio avviso più conveniente per chi viaggia molto per lavoro. Ogni 3-4 anni si cambia, evitando incidenze rilevanti sui costi di manutenzione.

C’è chi la compra finanziandola tutta, chi la prende con leasing; mediamente le cifre sono quelle, includendo anche gli ammortamenti necessari. I conti sono fatti con una vettura del segmento C, 120 cv. All’anno consideriamo circa 3000 euro di rate.

Mettiamoci l’assicurazione, il bollo e la manutenzione, aggiungiamo altre 1500 euro/anno. Già, poi c’è il gasolio o la benzina, altri 1000 euro almeno, ipotizzando di conteggiare solo quelli fatti per lavoro. In tutto 5’500 euro/anno.

Computer e strumenti hardware

Almeno un PC lo devi avere. probabilmente avrai anche un portatile o solo quello. Ci sta. Una stampante multifunzione e un plotter almeno A1. Poi avrai un NAS per l’archiviazione, forse un paio di switch di rete.

Questi strumenti necessitano di manutenzione e della relativa quota di ammortamento. Mettiamo in conto 1’500 euro/anno.

Software

Qui arriviamo ad un’altra nota dolente. Credo di non dire il falso se scrivo che gli ingegneri hanno la più alta incidenza dei costi software tra tutti i tecnici.

Ci serve un software per disegnare: non possiamo farlo a mano. L’abbonamento a un CAD 2D costa dai 100 ai 400 euro/anno. I software BIM costano molto, molto di più e non li considero, perché voglio rimanere più basso possibile.

Tieni conto che un software specialistico per la carpenteria per esempio – come Advance Steel di Autodesk – richiede circa 2000 euro/anno.

Poi devi fare i conti con i software di calcolo. Poi quelli per la parte geotecnica o specifici per la muratura. Possiamo arrivare a cifre molto alte.

Un software come SAP2000, che tutti conoscono, costa circa 1800 euro nella versione Basic e circa 380 all’anno di manutenzione. La versione Plus raddoppia e via a salire. Software tipo MasterSAP, ModeST e simili, mediamente partono da 4500 euro per la licenza circa 500 – 800 euro/anno per la manutenzione a seconda dei vai moduli.

Ci sono altri software “di contorno”, per il backup, i classici Word, Excel, Adobe Acrobat o simili. Se metto in conto circa 2’500 euro/anno, spalmandoci il costo delle licenze, direi che molti di voi non ci rientrano neanche con le imprecazioni.

Assicurazioni professionali

Questa voce dipende dai massimali e dalle varie esclusioni che avete. Per chi si occupa fi sicurezza il premio assicurativo è certamente più alto. Mettiamo in conto almeno 1’000 euro/anno per una buona assicurazione. Non conviene risparmiare su questa voce di costo.

Utenze

Telefono fisso con internet, acqua, gas e luce… vogliamo fare 1’300 euro/anno?

Consulenza fiscale, il commercialista

Direi almeno 1’500 euro/anno.

Consulenza legale e recupero crediti

Vorrei dire zero, ma non è così. Mettiamo forfettariamente una cifra di 1’000 euro/anno ma ahimè, temo che siano poche.

Spese bancarie

Devi necessariamente avere un fido bancario. Non è una voce tra le più incidenti ma c’è. Diciamo 300 euro/anno.

Cancelleria e consumabili

Altre 500 euro/anno. Carta, cartucce e toner non li regalano.

Ricapitolando

  • Affitto e manutenzione ufficio, 6000 euro/anno;
  • auto, 5500;
  • computer e strumentazione di lavoro, 1500
  • software, 2500;
  • assicurazione professionale, 1000;
  • utenze, 1300;
  • consulenza fiscale, 1500;
  • consulenza legale e recupero crediti, 1000;
  • Spese bancarie, 300;
  • cancelleria, 500;

in totale fanno circa 21’100 euro/anno! Non ho contato la formazione professionale, ammortamenti o quote interessi per finanziamenti vari. Attenzione perché ci sarebbero anche da includere gli ammortamenti e monetizzare i costi relativi alle “ore non vendute”. Ci ragioniamo dopo.

Quando vai dal commercialista, nessuno ti paga. Idem quando vai alla ricerca di lavoro, quando fai pubbliche relazioni o quando fai preventivazione. Ma il tassametro corre!

Ore di lavoro e costo orario

Ognuno di noi ha un monte di potenziali ore lavorative che vanno mediamente da 1900 a 2400 circa. Non ci interessa ora il numero preciso, questo non è il numero che ci interessa ma è significativo perché è costante nell’anno.

Considerando 10 ore/giorno per 5 giorni settimanali, diciamo per 47 settimane si ottengono 2350 ore. Se dividiamo 21’100 per 2’350 otteniamo circa 9 euro/ora. Si, se state un’ora in bagno a leggere “lo strutturista”, tirate fuori 9 euro!

Come accennato prima, non possiamo fisicamente riuscire a vendere tutte le ore. Chi si occupa dell’amministrazione? Di ordinare la cancelleria, di andare dal commercialista? Di pianificare il lavoro di eventuali collaboratori?

Dobbiamo mettere in conto una sorta di “rendimento” come per le macchine.
Insomma, se ci va bene riusciremo a vendere il 60-70% delle ore complessive, se siete soli, altrimenti meno.

Supponiamo di vendere il 65% delle ore, cioè circa 1500. Una cifra simile, obbiettivamente, oggi è per pochi. Significa avere molto lavoro! Riflettete attentamente su questo dato.

Entrando nel dettaglio: 1’500 sono le ore complessive che rappresentano il totale delle ore impiegate nel completare gli incarichi (commesse). Le ore per cui si percepisce l’onorario. Le ore vendibili.

Siamo ottimisti: 21’100 / 1’500 = 14 euro e briciole. Notevole vero? Ma non è tutto! La cassa previdenziale? Questa voce la metto nei “costi del personale”, dividendola dai “costi fissi”, intesi come spese strettamente legate all’ufficio.

Vogliamo considerare, tra minimi e conguaglio… almeno 8’000 euro/anno? Immagino che se si ha un monte ore come quello usato nell’esempio, si ha anche un discreto fatturato. Quindi un grosso conguaglio.

Calcolando l’incidenza oraria si ha 8’000/1’500, ovvero altri 5 euro e spiccioli. Signori, stiamo parlando di quasi 20 euro/ora in totale!

Da leggere:

Perché attuare il controllo di gestione.

Responsabilità + Specializzazione = Valore

Ora dobbiamo capire quanto ricaricare sulle spese per formare il prezzo. Prima però ragioniamo su cosa possiamo/dobbiamo offrire.

Responsabilità è un termine il cui significato è racchiuso nella sua stessa etimologia: viene infatti dal latino respondere, cioè rispondere di qualcosa, rendere conto delle proprie azioni e farsi carico delle loro conseguenze.

È un termine recente, che compare per la prima volta alla fine del ‘700 (ne Il Federalista) e che sarà poi oggetto di molteplici declinazioni: Responsabilità giuridica (civile, penale), pubblica, politica, morale…

Parole tratte da un articolo di Elena Puccini di cui vi riporto il link.

Specializzazione: acquisizione di competenze o abilità particolari. Specializzarsi è l’unico modo per avere maggiori possibilità di sopravvivenza nel mercato attuale e futuro delle professioni.

Avete una minima idea di quanto può far risparmiare un tecnico specializzato rispetto a un “generico” quando a quest’ultimo capita un lavoro particolare che non ha mai fatto? Facciamo un esempio. Parliamo di fondazioni. Personalmente adoro la geotecnica. Mi piace il suo carattere empirico. Tutto è basato su test e prove specifiche.

Mi è capitato di fare una consulenza su un progetto per il quale uno studio – non della zona – aveva previsto fondazioni con plinti su pali. In realtà, conti alla mano e con il parere di un geologo della zona con il quale collaboro, conoscitore del terreno della zona, ho dimostrato che i pali non servivano. Erano in ballo più di 200 mila euro!

Va da sé che le due parole, Responsabilità e Specializzazione, sono le basi per la costruzione del valore. Ossia, della misura non comune delle doti morali e intellettuali, della capacità nell’ambito professionale.

Utili per approfondire:

Responsabilità professionale ingegnere ultime sentenze;

La responsabilità dell’ingegnere.

Il calcolo del compenso professionale

Conoscere i propri costi è vitale per stabilire a quanto rivendere la propria esperienza. Per avere un’idea sul prezzo orario da applicare, non devi guardare solo il mercato perché farai la corsa al ribasso.

La cancellazione dei minimi tariffari, di fatto, ci ha catapultati nel mercato libero. Quindi il prezzo lo dobbiamo fare noi, analizzando anche il mercato. Oggi, nessuno che abbia sale in zucca si metterebbe a fare le certificazioni energetiche a 50 euro!

Proviamo allora a calcolare uno stipendio: quanto vorresti al mese, al lordo delle tasse? 2’000 euro? Poche, lo so, il periodo è nero. Facciamo solo un conto, che ci costa.

Allora: 2’000 x 12 fa 24’000 euro. Somma le spese fisse e la cassa, avrai la bella cifra di 24’000 x 1,1 (imprevisti) + 21’000 + 8’000 = 55’100 euro che grosso modo è l’importo annuo che fattureresti. Giusto per ragionare.

Quindi 26’000 / 1500 fanno poco più di 17 euro/ora. Ma attenzione alle tasse perché tagliano almeno il 35-40% dell’utile. Quei 17 euro diventano 10 o poco più.

Poco. Ahimè. Quindi con 40 euro/ora di prezzo con cui fai il preventivo, ci stai dentro male, malissimo. Se qualcosa va storto – stai certo che accadrà – non avrai nessun margine.

A conti fatti direi che nelle ipotesi in cui ci siamo messi, non si dovrebbe scendere sotto le 50 euro/ora. Che a mio avviso rappresentano il minimo!

Il calcolo su base stipendio però è solo indicativo. In realtà si deve pianificare e valutare attentamente ogni lavoro che ci viene proposto. Il lavoro va “spacchettato”, analizzato e quantificato in termini di ore. Quindi valuta a quanto rivendere sulla base della tua competenza e della tua specializzazione.

Osservazione: dato che i costi sono fissi, se le ore vendute calano è ovvio che i costi orari aumentano! Siccome il controllo lo fate a consuntivo… considerate tutti i margini necessari. Allora quanto ricaricare? Ognuno faccia i propri calcoli ma se ricaricate poco state “certificando” il vostro fallimento.

Se per fare un certo lavoro, per esempio, mediamente s’impiegherebbero 100 ore, chi offre un pessimo prodotto lo fa con 60, 70, forse meno. Lo fa, magari scansando qualche passaggio normativo obbligatorio, un saggio in meno, qualche verifica omessa, pessimi elaborati scarni di informazioni.

Lo dico con estrema onestà: è capitato anche a me. Si sbaglia tutti. Io per primo. Ho cercato però di correggere il tiro facendo tesoro degli errori. Ho cercato di migliorare il “mio prodotto”.

E tu? Dai valore al tuo lavoro?

Molti colleghi pensano che reintrodurre i minimi tariffari per i lavori privati sia l’unico modo per salvare la categoria. Non sono d’accordo. Perché i problemi sono molto radicati e abbiamo perso tantissimo potere contrattuale.

Con un calcolo così semplice come quello visto possiamo benissimo stabilire fin da subito quali sono i minimi. Sono convinto – l’ho già fatto – che se confrontiamo i numeri di chi ha fatto il conto, saranno molti simili ai miei. I preventivi, di conseguenza, non saranno tanto differenti. non certo del doppio o della metà.

Mi piacerebbe capire poi, quanto sarebbero i minimi. Quelli del vecchio decreto suppongo, opportunamente ragguagliati. Ok, supponiamo che da domani si torni al decreto del 1942 con gli eventuali aggiornamenti.

Pensa ora al tuo cliente più “grosso”, quello che ti da il fatturato maggiore, quello che ti da tanto lavoro. Generalmente questi grossi clienti dettano le regole del gioco e anche le tariffe. Prendere o lasciare.

Pensi davvero che con la scusa dei minimi reintrodotti il reparto acquisti di quella grande azienda ti raddoppi le entrate? Non facciamo gli ipocriti. Se dici no, loro vanno da qualcun’altro esattamente come prima. Allora perché non farlo già da ora?

Specializzati, studia il mercato e i tuoi competitor, differenziati, offri qualcosa che gli altri non hanno o che trascurano. Magari qualcosa che ti appassiona enormemente!

Investi, magari utilizzando proprio quel tempo prezioso che ti sei ritagliato dicendo no a quei lavori sottopagati. Fai pulizia!

Parliamone, confrontiamoci. Se ti piace l’articolo condividilo e usalo per spiegare ai tuoi clienti che c’è molto di più del timbro e della firma

Scrivi nei commenti cosa pensi. Dimmi, tu come calcoli il tuo compenso?

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Massimiliano Pratelli

Massimiliano Pratelli

Ciao! Sono Massimiliano Pratelli e sono un ingegnere civile specializzato in strutture, da sempre libero professionista. Mi piace scrivere e condividere conoscenza su software e metodologie di lavoro.

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Maurizio Vassallo
Maurizio Vassallo
3 mesi fa

C’è poco da commentare, l’articolo descrive ampiamente la situazione, la lotta del prezzo o del costo di una prestazione è la fine della libera professione, diventa un’attività rilegata s pochi..

emanuele
emanuele
3 mesi fa

Purtroppo il problema è “strutturale” nel senso che oramai il cliente generico mediamente non percepisce il reale valore del nostro prodotto. Bisogna ripartire da li ma tutto è vanificato dal primo “collega” che fa il prezzo più basso. Bisogna prima di tutto investire, come categoria, nel valorizzare il nostro prodotto ma inteso nel senso della sua importanza a livello economico e sociale che comunque a quanto pare i recenti decreti hanno stabilito lasciandoci lavorare e definendoci essenziali. Purtroppo però il cliente medio spende ottomila per un dentista e i tuoi millecinquecento no. Questa è vera mi è capitato. Mi è… Leggi il resto »

Paolo Scarparo
Paolo Scarparo
3 mesi fa

Come sempre resto incollato a quesi articoli. Amo il mio lavoro e lo posso pure fare “andando in pari”, ma poi come faccio la spesa?

Grazie mille Massimiliano per condividere questi spunti. Credo che davvero come categoria, siamo molto poco bravi a “venderci”, ma neanche venderci, che suona come “fregare il cliente”, non siamo bravi a comunicare cosa facciamo e trasmetterlo al cliente.
Purtroppo è una cosa comune a molte discipline scientifiche ho notato.

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